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Le cronache hanno
ripreso ad occuparsi dell'emergenza "clandestini". Ogni
giorno ne arrivano a centinaia soprattutto a Lampedusa, primo
approdo dopo un viaggio estenuante a bordo delle carrette del
mare. Chi scampa alle traversie del viaggio riceve un trattamento
esclusivo nel sistema d'accoglienza italiano. Dopo una serie di
controlli, vengono trasferiti nei centri di accoglienza temporanea
in Calabria e in Puglia prima del rimpatrio. In questi giorni
settecento persone, il doppio rispetto alla capienza del campo,
sono "ospitate" nel centro di accoglienza di Bari, una
pista d'atterraggio dell'aeronautica militare trasformata in campi
profughi con recinzioni di reti e filo spinato. Le roulotte che
ospitano gli sfortunati diventano con il caldo invivibili e le
condizioni igenico-sanitarie appaiono inadeguate. Come afferma
la giornalista Elisabetta della Corte, autrice di un reportage
inquietante sulle condizioni degli immigrati, "il campo sembra
un girone dantesco, in cui finisce gente in fuga senza colpa".
E così in Italia si ritorna a discutere animatamente sul
che fare per fronteggiare queste emergenze.
Sembra ormai chiaro che il problema non può essere risolto
aumentando le forze di polizia alla frontiera e inasprendo le
misure repressive, che non aiutano chi è in fuga da guerre
e persecuzioni etniche. Anzi arricchisce solo chi specula sui
viaggi della disperazione, aumentando il prezzo delle traversate.
Bisogna affrontare il problema partendo dai Paesi di origine,
facendo crescere la cooperazione tra l'Europa e i Paesi di emigrazione.
Nel frattempo, occorre che in Italia si dia piena attuazione al
diritto d'asilo riconosciuto dalla Costituzione, e i profughi
che giungono sulle nostre coste non vengano trattenuti in strutture
detentive, facendo sì che vengano loro rilasciati i documenti
di soggiorno a cui hanno diritto e che a tutti venga garantito
il diritto di difesa. Oltre alla comprensione linguistica dei
documenti che li riguardano e alla garanzia di condizioni igieniche
e sanitarie dignitose. Interessante appare la proposta di costruire
dei veri e propri centri di accoglienza nelle varie regioni, riconoscendo
la possibilità alle associazioni di volontariato di prestare
il loro servizio.
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