Repressione o accoglienza: quale sorte per gli immigrati?
.::Mario Lussorio Fresi - 21 Luglio 2005::.

Le cronache hanno ripreso ad occuparsi dell'emergenza "clandestini". Ogni giorno ne arrivano a centinaia soprattutto a Lampedusa, primo approdo dopo un viaggio estenuante a bordo delle carrette del mare. Chi scampa alle traversie del viaggio riceve un trattamento esclusivo nel sistema d'accoglienza italiano. Dopo una serie di controlli, vengono trasferiti nei centri di accoglienza temporanea in Calabria e in Puglia prima del rimpatrio. In questi giorni settecento persone, il doppio rispetto alla capienza del campo, sono "ospitate" nel centro di accoglienza di Bari, una pista d'atterraggio dell'aeronautica militare trasformata in campi profughi con recinzioni di reti e filo spinato. Le roulotte che ospitano gli sfortunati diventano con il caldo invivibili e le condizioni igenico-sanitarie appaiono inadeguate. Come afferma la giornalista Elisabetta della Corte, autrice di un reportage inquietante sulle condizioni degli immigrati, "il campo sembra un girone dantesco, in cui finisce gente in fuga senza colpa".
E così in Italia si ritorna a discutere animatamente sul che fare per fronteggiare queste emergenze.
Sembra ormai chiaro che il problema non può essere risolto aumentando le forze di polizia alla frontiera e inasprendo le misure repressive, che non aiutano chi è in fuga da guerre e persecuzioni etniche. Anzi arricchisce solo chi specula sui viaggi della disperazione, aumentando il prezzo delle traversate.
Bisogna affrontare il problema partendo dai Paesi di origine, facendo crescere la cooperazione tra l'Europa e i Paesi di emigrazione. Nel frattempo, occorre che in Italia si dia piena attuazione al diritto d'asilo riconosciuto dalla Costituzione, e i profughi che giungono sulle nostre coste non vengano trattenuti in strutture detentive, facendo sì che vengano loro rilasciati i documenti di soggiorno a cui hanno diritto e che a tutti venga garantito il diritto di difesa. Oltre alla comprensione linguistica dei documenti che li riguardano e alla garanzia di condizioni igieniche e sanitarie dignitose. Interessante appare la proposta di costruire dei veri e propri centri di accoglienza nelle varie regioni, riconoscendo la possibilità alle associazioni di volontariato di prestare il loro servizio.