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Sentirla incanta.
Vederne le opere è un tributo all’arte che sa farsi
geniale ordito dell’esistente. Conoscerla è un privilegio
fortunatamente consentito a tutti. Maria Lai è infatti
un’artista che non sa nemmeno cosa siano le bizze, i capricci
da prima donna, le pretese vezzose dei vip. Il suo modo di presentarsi
e di fare arte è quanto di più umile e anti-intellettualistico
si possa incontrare oggi. Arte semplice, non povera, disadorna
nella sua floreale ricchezza, carica di significati che prendono
molto dalla dimensione di sogno in cui tante opere hanno gestazione.
Maria Lai è l’artista che guarda il mondo con veri
occhi da bambino. E bambina, a dispetto della sua età,
sente di esserlo per davvero. Per dimostrarlo bastano due aneddoti,
due note biografiche assolutamente vere. La prima ha per protagonista
un bambino di poco più di dieci anni che, chiedendole di
spiegare il significato e il processo di produzione di una sua
opera, si sentì rispondere con tutta onestà che
lei, Maria, l’opera che aveva messo al mondo, producendola
dal nulla, l’aveva generata per puro gioco. Perché
l’arte è diletto, gioco, ed esaurirla tutta in una
spiegazione proprio non si può.
Un altro aneddoto è quello che spesso racconta la stessa
Maria Lai. Agli abitanti di un piccolo paese della Sardegna che
le chiesero di fare qualcosa per il loro Comune disse che se volevano
entrare nella storia dovevano legare il proprio nome ad un fatto
artisticamente straordinario. L’idea di Maria Lai fu quella
di avvolgere con una serie di nastri celesti le case di quel piccolo
paese dell’entroterra sardo. All’inizio ci furono
molte resistenze, tanta disamistade da sradicare, perché
molti credevano di non doversi legare in alcun modo, nemmeno con
un simbolico nastro rosa, alle case degli altri, soprattutto se
si trattava di vicini poco amati. Maria Lai riuscì ad imporre
la sua idea, ed oggi quel minuscolo paese della Sardegna ha forse
scoperto di essere riuscito ad entrare a suo modo nella storia.
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