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Sono bastati meno di tre mesi a Giuseppe Fioroni, neoministro della Pubblica Istruzione (finalmente è tornato l’aggettivo!), per preparare l’ennesima modifica all’esame di maturità. Il disegno di legge in questione prevede il ritorno della commissione mista, tre docenti esterni all’istituto, altrettanti interni, più il presidente esterno, uno ogni due commissioni, invece di un unico per istituto, come accadeva precedentemente, col risultato di un presidente errante fra aule e macchinette del caffè.
Inoltre la riforma prevede il ritorno dell’ammissione all’esame, abolita da Berlinguer, e con essa la norma che causa il respingimento di tutti gli studenti che non abbiano saldato i debiti formativi, accumulati durante gli anni di superiori.
Insomma Fioroni infligge un bel colpo all’inerzia studentesca, segnando un punto di svolta rispetto ai suoi predecessori che in poco tempo erano riusciti a fare degli istituti superiori dei diplomifici in piena regola. Primo fra tutti giunse Berlinguer. Sono passati quasi dieci anni da quando con una geniale trovata introdusse i debiti formativi. Mentre prima chi veniva promosso con riserva, ovvero con delle materie insufficienti, aveva l’obbligo di frequentare dei corsi di recupero estivi, a cui provvedeva la scuola, e doveva dimostrare di aver colmato le proprie lacune con un esame ai primi di settembre, pena la ripetizione dell’anno, da allora avrebbe dovuto provvedere da solo, spinto dalla famiglia, avvisata tramite posta del debito, a prepararsi nelle materie in questione, oppure fare leva sulle proprie capacità economiche per frequentare lezioni private, per, infine, sostenere un esame di riparazione durante l’anno successivo, nella classe superiore.
In caso di fallimento è possibile ripetere l’esame più volte e, qualora il debito non venga saldato, nella maggior parte degli istituti non si incorre in nessuna penalità. Sono infatti pochissime le scuole superiori che prevedono la ripetizione dell’anno per il mancato saldo di un debito formativo, nelle altre i docenti sono più magnanimi e non hanno il coraggio di adottare simili misure punitive. In effetti queste sembrano più che altro incoraggiare la dispersione: infatti non ha molto senso venir bocciati per un debito contratto l’anno precedente, magari riguardante una materia non più presente nell’anno in corso e quindi non affrontata nelle lezioni curriculari.
In questi anni è emerso chiaramente dai dati come la maggior parte degli studenti indebitati non abbiano mai colmato le loro lacune. Nonostante ciò De Mauro e Moratti, successori di Berlinguer, non hanno cercato di dare risposta alla questione. L’ultima ha preferito continuare l’opera distruttiva rendendo ridicolo l’esame di maturità con l’introduzione della commissione interna in toto, eccetto il presidente fantasma. Non a caso la percentuale di coloro che passano l’esame è altissima, quest’anno ha toccato il 96%. Certo, chi ha assistito può testimoniare, non si può dire che tutti questi abbiano meritato l’ambito pezzo di carta.
Fortunatamente all’esame di stato stanno per essere restituite la dignità e la serietà necessarie. Ma dei debiti nessuno parla. La soluzione migliore è eliminarli e tornare agli esami di riparazione. Questi sono un incentivo a affrontare i problemi immediatamente, durante l’estate, per mettere a posto le cose prima di iniziare un nuovo anno. Il sistema dei debiti, al contrario, non dà nessun incoraggiamento allo studio, anzi spesso causa il formarsi di nuove lacune: basti pensare a materie continuative, quali latino, greco o matematica, dove tutto ciò che è stato fatto durante un anno è necessario nel successivo. Come possono gli studenti indebitati in una di esse prepararsi nel programma antecedente e contemporaneamente capire le lezioni in corso?
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