E.M. Cioran
.::Catone Rosso - 6 Giugno::.

Dieci anni fa moriva Émile-Michel Cioran, un nome che forse a molti continuerà a non dire ancora molto. Eppure Cioran è stato uno dei più originali e stimolanti pensatori del nostro secolo. Romeno, come lascia ben intendere il suo cognome, scriverà in francese i suoi saggi più importanti. Di Cioran non può non piacere lo stile della scrittura, tagliente e aforistica, che fa di lui un degno epigono di Nietzsche. Proprio di Nietzsche, l’anarchico e reazionario Cioran è stato per molti versi il più accreditato continuatore dell’opera e il più acuto dissacratore. Da coerente decompositore (arte che aveva ben appreso da Nietzsche), trasformerà il suo mandato d’intellettuale in una spietata opera di decomposizione del sapere. Per capire la profondità di questa straordinaria figura di pensatore “maledetto”, che mai e poi mai godrà di uno spazio nei libri di filosofia dei licei, si potrebbero scegliere a caso alcune sue pagine, limitarsi ad estrapolare alcuni pensieri e immergersi in piena apnea nell’atmosfera che, una volta risaliti in superficie, fanno respirare. E con alcuni pensieri, appunto, tratti da “Il funesto demiurgo”, vogliamo rendergli l’omaggio che solo le più degne ricorrenze meritano veramente.
“La desolazione che esprimono gli occhi d’un gorilla. Un mammifero funebre. Io discendo dal suo sguardo”. “Si può dare per certo che il XXI secolo, ben altrimenti progredito del nostro, guarderà a Hitler e a Stalin come a due chierichetti”. “Bisogna pensare a Dio e non alla religione, all’estasi e non alla mistica. La differenza fra il teorico della fede e il credente è grande quanto quella fra lo psichiatra e il matto”. Solo un assaggio di una scrittura che si è cimentata con l’abisso.