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Dieci anni fa moriva Émile-Michel
Cioran, un nome che forse a molti continuerà a non dire ancora
molto. Eppure Cioran è stato uno dei più originali
e stimolanti pensatori del nostro secolo. Romeno, come lascia ben
intendere il suo cognome, scriverà in francese i suoi saggi
più importanti. Di Cioran non può non piacere lo stile
della scrittura, tagliente e aforistica, che fa di lui un degno
epigono di Nietzsche. Proprio di Nietzsche, l’anarchico e
reazionario Cioran è stato per molti versi il più
accreditato continuatore dell’opera e il più acuto
dissacratore. Da coerente decompositore (arte che aveva ben appreso
da Nietzsche), trasformerà il suo mandato d’intellettuale
in una spietata opera di decomposizione del sapere. Per capire la
profondità di questa straordinaria figura di pensatore “maledetto”,
che mai e poi mai godrà di uno spazio nei libri di filosofia
dei licei, si potrebbero scegliere a caso alcune sue pagine, limitarsi
ad estrapolare alcuni pensieri e immergersi in piena apnea nell’atmosfera
che, una volta risaliti in superficie, fanno respirare. E con alcuni
pensieri, appunto, tratti da “Il funesto demiurgo”,
vogliamo rendergli l’omaggio che solo le più degne
ricorrenze meritano veramente.
“La desolazione che esprimono gli occhi d’un gorilla.
Un mammifero funebre. Io discendo dal suo sguardo”. “Si
può dare per certo che il XXI secolo, ben altrimenti progredito
del nostro, guarderà a Hitler e a Stalin come a due chierichetti”.
“Bisogna pensare a Dio e non alla religione, all’estasi
e non alla mistica. La differenza fra il teorico della fede e il
credente è grande quanto quella fra lo psichiatra e il matto”.
Solo un assaggio di una scrittura che si è cimentata con
l’abisso. |