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Il 18 luglio di dieci anni fa, sul
colle di Portet d'Aspet, nei Pirenei francesi, scompariva Fabio
Casartelli, astro nascente del ciclismo italiano. Pensate un po',
proprio il giorno del compleanno del grande Gino Bartali la corsa a
tappe più importante al Mondo, il Tour de France, si portava via un
ragazzo di soli ventiquattro anni. Promettente ciclista del team
Motorola, Casartelli, entrato fra i professionisti appena due anni
prima, aveva già raggiunto un traguardo strepitoso tra i dilettanti
quando alle Olimpiadi di Barcellona nel 1992 si aggiudicò la
medaglia d'oro nella gara su strada. Sembrava l'inizio di una
carriera ricca di gioie e successi e, invece, il destino ha voluto
che la vita del giovane Fabio si spezzasse così precocemente per
colpa di quella maledetta caduta lungo la ripida discesa di Portet
d'Aspet. Il Tour che doveva celebrare la quinta vittoria consecutiva
di Indurain nella "Grande Boucle" diventa così il Tour della
tragedia. Morire per una gara in bicicletta…sembra inconcepibile.
L'incredulità e la commozione sono unanimi. E non è stato facile per
i familiari, i colleghi ciclisti, gli appassionati di sport
accettare la scomparsa di Fabio. Un compagno di squadra in
particolare gli renderà onore qualche giorno dopo la morte vincendo
una tappa del Tour con le braccia alzate che indicano il cielo. È
Lance Armstrong, lo stesso che alcuni anni più tardi riuscirà a
sconfiggere il cancro e a tornare a gareggiare conquistando il
record di vittorie al Tour. Anche un gruppo di amici che seguiva
Fabio nella sua attività ha deciso di ricordarlo degnamente
costituendo, dopo molti sforzi e sacrifici, la Fondazione Fabio
Casartelli, associazione con scopi sportivi, sociali e culturali.
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