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Deep Blue nasce dalla mente di un dottorando, Feng-hsiung Hsu, che nel 1985 idea un software in grado di giocare a scacchi (Chiptest). Qualche anno dopo, con il sostegno del collega Murray Campbell, ottiene un finanziamento dall’IBM; il progetto prende vita in un processore in grado di valutare circa tremila posizioni per secondo. Successivamente, questo numero già di per sé spaventoso salirà a 200 milioni, contro le tre posizioni che, in media, un grande scacchista come Garry Kasparov può esaminare. Deep Blue, che conta 256 processori che lavorano insieme, ha come linguaggio di programmazione C e sistema operativo AIX. Il suo punto di forza è la velocità: “Più rapidamente muovi, più forte ti riveli nel gioco”, sostiene Campbell, che per il potenziamento del software, insieme agli altri programmatori del team, si è avvalso della preziosa collaborazione del Maestro Internazionale Joel Benjamin. Il supercomputer dell’IBM lavora vagliando i milioni di possibilità di gioco inseriti nella memoria, valutando l’eventuale riuscita di ogni mossa mediante un algoritmo complesso che consta di quattro variabili principali: valore e posizione dei pezzi disponibili, controllo della scacchiera in rapporto alla situazione dell’avversario e, ovviamente, sicurezza del re.
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