Ten years ago – Emmanuel Lévinas
.::Catone Rosso - 20 Dicembre 2005::.

Nato nel 1905 in Lituania, morto alla bella età di novant’anni, Emmanuel Lévinas è stato uno degli intellettuali più originali del secolo scorso. Dalla sua morte sono trascorsi dieci anni. Dieci anni durante i quali i filosofi non hanno mai smesso di interrogarsi sulla straordinaria attualità del suo pensiero.
Allievo di Husserl e Heidegger, docente per molti anni alla Sorbona, Lévinas è il filosofo ebreo più autorevole degli ultimi secoli. Il più ascoltato e il più apprezzato anche. Nei suoi scritti rivive in vari modi la terribile esperienza del campo di concentramento. Questo Primo Levi della filosofia mitteleuropea ha cercato nei novant’anni di vita di riflettere sul senso di quella tragedia. Un senso che equivale ad un autentico no-sense, perché, per quanto ci si sforzi, Auschwitz risulterà sempre un evento difficilmente codificabile per l’intelligenza umana.
Ma perché Auschwitz? Perché i forni crematori e le camere a gas? Che cosa ha reso possibile questo abominio dell’umanità? La risposta è presente nelle opere di Lévinas: il mancato riconoscimento dell’Altro, tipica tendenza del nostro mondo occidentale, ha portato alla “riduzione dell’Altro al Medesimo”, ovvero all’annullamento della dignità, all’omologazione dell’umano. Lévinas ci ha insegnato che l’Altro si manifesta attraverso il volto, espressione irriducibile e inconfondibile della persona. Attraverso il volto, la persona è riconoscibile. Il fatto che i nazisti non guardassero in faccia gli uomini che imprigionavano nei loro lager (e quando li guardavano, sapevano bene come evitare di vederli realmente), non è certo un caso. E allora il rischio che si corre ancora oggi – insegnerebbe Lévinas – è quello di voltare ancora una volta le spalle all’Altro, sempre che non sia compatibile con quel Medesimo di cui custodiamo gelosamente le chiavi.