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Dieci anni ha iniziato a muovere i suoi primi passi Libera,
l'associazione fondata da don Luigi Ciotti. In dieci anni di
attività Libera ha compiuto davvero un bel pezzo di strada, giurando
e facendo una lotta senza quartiere alla mafia. Uno dei meriti di
Libera è stato soprattutto quello di avere individuato una delle vie
più proficue per combattere la mafia, sfidandola nelle tante
diramazioni in cui la piovra affonda i suoi tentacoli: dallo spaccio
della droga alla "storica" pratica del pizzo, dal mercato delle
sostanze dopanti al riciclaggio del denaro sporco, sino al traffico
di rifiuti e scorie. Grazie a Libera e alla straordinaria caparbietà
di don Ciotti e dei suoi collaboratori, nel 1996, sotto la spinta di
una grande pressione popolare, seguita da una notevole raccolta di
firme, il Parlamento ha varato una legge che autorizza non più solo
il sequestro dei "beni" posseduti dai mafiosi, ma anche la loro
trasformazione in opere di pubblica utilità. Grazie alla legge 109
il bene una volta appartenuto al mafioso finito in carcere può
essere destinato allo Stato o ai Comuni, i quali, a loro volta,
possono convertirlo in un bene comunitario fruibile da più persone.
Solo in Sardegna, secondo dati del 2003 forniti dalla stessa
associazione, sono stati confiscati residence, alberghi, ristoranti
e terreni nei territori dei Comuni di Gergei, Dorgali, Olbia, Loiri
Porto San Paolo, Golfo Aranci, Arzachena, Villasimius, Quartu e
Dolianova. Esiste, quindi, un tentacolo tutto sardo della mafia, una
sua diramazione minacciosa verso la quale occorrerà montare una
guardia molto vigile.
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