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Il 17 Aprile del 1996, nelle prime ore del pomeriggio, 200 poliziotti con a capo Mario Colares Pantoja si limitano ad obbedire ad un chiaro e preciso ordine emanato dal governatore dello Stato del Parà Almir Gabriel: “liberare” la strada n°150, nella quale era in corso una manifestazione pacifica di lavoratori Sem Terra (Senza Terra). Questi si adoperavano al fine di ricordare allo Stato la promessa di ricevere viveri e mezzi necessari a raggiungere la capitale, dove sarebbe avvenuta la contrattazione per la sistemazione di duemila famiglie di senza terra nella fazenda Macaxeira. I poliziotti, dunque, intervengono brutalmente uccidendo ben diciannove persone e ferendone altre sessantanove.
Cronaca di dieci anni fa: esatto! Non si parla di secoli, millenni, ma di anni e poi neanche tanti. Non si tratta di una violazione dei diritti di un cittadino, c’è molto di più in gioco: si parla di vite umane, di persone che chiedono un minimo di dignità, che non pretendono di condurre una vita agiata, di salire al potere, di avere maggiori privilegi di qualunque altro nel mondo, ma desiderano un lavoro, per la propria sopravvivenza, certo, ma soprattutto per la propria famiglia: e notate, vi è differenza tra il vivere e il sopravvivere, e non è una distinzione filosofica, incomprensibile, bensì logica e naturale: il sopravvivere è lo stato in cui si trovano, senza esagerazione, gli animali, che si limitano a nutrirsi, dormire, riprodursi ..., mentre vivere è più complesso, ed è la condizione tipica degli esseri umani, caratterizzata dalla felicità, dal piacere di essere venuti al mondo. Perché essi non possono godere di questi diritti? Non cadiamo nella banalità, non limitiamoci ad analizzare soltanto questa situazione, poiché costituisce solo un esempio e, di certo, è affiancata da molte altre simili, se non peggiori. Ma serviamocene come spunto per una riflessione. Che vi siano condizioni di vita varie e differenti già lo sapevamo, ma perché laddove è possibile elevarle ad uno stato di normalità si infierisce come se non si trattasse di uomini, come se questi non fossero degni di condurre un’agiata esistenza? Fino a che punto arriva la malvagità umana? Ovviamente non sono in grado di darmi una risposta né tanto meno di trovare una soluzione. Se mi limitassi ad osservare la realtà senza parteciparne, quindi la concepissi e la riportassi così come mi si presenta, riterrei che tutto ciò accade perché è parte della natura dell’uomo o semplicemente perché è destino; ma ovviamente penso sia giusto, come riteneva il più grande scrittore della letteratura italiana, non subire la vita, ma imporci ad essa, dicendo la nostra opinione, muovendoci a favore di una cosa o di un’ altra, non importa, basta fare qualcosa; non pretendo di cambiare il mondo con queste mie righe, perché in fondo dico quello che qualunque altra persona, con una penna, un foglio bianco e un po’ di buona volontà potrebbe dire, ma spero di scuotere almeno un poco chi legge, perché si informi, si faccia un’idea di ciò che accaduto e di ciò che accade, prenda una posizione, e provi il piacere di VIVERE dal momento che ne ha la possibilità. |