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Che
dire? Certamente un vero e proprio capolavoro quello realizzato
da Mario Congiu e Stefano Giaccone (ex militanti di quella scena
musicale torinese che probabilmente, e per fortuna, è sempre
rimasta più nascosta al filone della commercialità;
rispettivamente ex chitarrista della band torinese dei Bandamanera
e voce, fondatore e anima dei Franti in compagnia della cantante
Lalli ed ex chitarrista e sassofonista dei Kina). Realizzato con
eccellente maestria come tributo alla canzone d’autore italiana,
non solo dei grandi cantautori, di coloro che possono definirsi
come i “nomi famosi”, personaggi del calibro di De
André (“Da Mea Riva”), Guccini (“Canzone
Della Triste Rinuncia”) o Jannacci (“Il Monumento”),
ma anche dei “nomi oscuri” di quella Torino musicalmente
meno nota, dei Truzzi Brothers (“T’ho Vista In Piazza”)
e dei Perturbazione (“La Corda Di Vetro”). Il disco
sembra quasi scorrere come fosse un’unica canzone, capace
di riprodurre atmosfere decisamente piacevoli e profonde, grazie
soprattutto agli arrangiamenti di un Mario Congiu, indiscutibile
sul piano tecnico (chitarrista, bassista, pianista, corista,…e
chi più ne ha, più ne metta!) ed alla splendida
e decisa vocalità di Stefano Giaccone, diverse volte dimostratosi
in grado di piegarsi alle esigenze delle canzoni, fino quasi ad
assomigliare, in ciascuna di esse, ai suoi interpreti originali,
simbolo di un abilità e di un immedesimazione degne di
un professionista, tutto ciò senza nulla togliere, naturalmente,
ai diversi collaboratori, sia di quella Torino alla quale facevo
accenno, sia del Galles (nel quale Giaccone vive), alla realizzazione
di questo disco. Disco all’ interno del quale si vanno affrontandosi
diverse tematiche, a partire dal titolo stesso, che sembra quasi
infondere un certo senso di infinità alla musica, e alle
pluri-sfaccettature delle realtà del mondo operaio, come
in “Fabbrica”. Un lavoro che decisamente merita una
vera e propria “lode senza finale”. |